Come diventare Blogger, Fashion Blogger, insomma un -er (Guida per l'Uso).

Tipico esempio di una Vlogger in azione.

Quando avevo all’incirca 13 anni, nacque in me la passione (sfrenata) per la scrittura, tanto da portarmi a scrivere su piattaforme di fan fiction (che ormai non credo esistano più) storie assurde, tipo Goku che va a cena da Vegeta (perché all’epoca spopolava Dragon Ball) e ricordo come fosse ieri il modo in cui finisse sempre a pugni tra i due.

A 17, mi chiusi una settimana in casa per scrivere una sceneggiatura, perché mi piaceva l’idea di scrivere per i film, o meglio scrivere un film che poi degli attori avrebbero recitato, tutto frutto della mia testa.

Chiamatela malattia, forse lo è, ma ritengo che questa sia la cosa più vicina a ciò che si chiama passione.

Se cerco sul dizionario il termine “passione” trovo questo:

“Momento o motivo della vita affettiva caratterizzato da uno stato di violenta e persistente emozione, spec. in quanto in contrasto con le esigenze della razionalità e dell’obiettività.”

Effettivamente, chiudersi una settimana in casa non è molto razionale, ma appurato che si tratta di passione, ora è un po’ più chiaro.

E, una volta chiarita quale sia la vostra passione, e tutti ne abbiamo una, va perseguita.

Quando avevo 16 anni, volevo che la mia passione potesse essere da me utilizzata in ambito lavorativo, mi fissai – letteralmente – con l’idea di fare la giornalista, e scrissi a tutti i quotidiani di cui ho memoria chiedendo se potessi visitare una redazione giornalistica. Ricordo che l’unico quotidiano a rispondere alla mia e-mail fu Il Giorno e la risposta fu più o meno questa: “Non c’è molto da vedere, ci sono solo sedie, tavoli e gente che pensa, arrivederci”.

C’è poi un’età, molto, molto proficua in cui viene più facile inseguire i propri sogni, e questa va dai 17 ai 21 anni. E’ l’età in cui le idee proliferano, sei più produttivo ed energico.

Sento e leggo un sacco di stronzate di coach che scrivono e urlano: “Ritrova la tua strada a 30 anni” ma io ricordo i Velvet cantare: “Faccio un passo e ho il fiatone” e hanno sicuramente venduto più copie.

Prima Parte.

Laura Arbitraggio

Lenny Kravitz.

Personalmente sono stato fortunato, ho guadagnato parecchi soldi facendo esattamente quello che desideravo. Ma se un giorno dovessi scegliere tra il denaro e la musica non avrei dubbi: mi terrei la musica.

Lenny Kravitz

Lenny Kravitz, anno 1964.

Praticamente, due anni in meno di mio padre.

Dopo essersi diplomato alla Beverly Hills High School, (ma seriamente esiste una scuola simile? Io gli studenti me li immagino tutti a prendere il sole, ahah) inizia ad incidere dischi in proprio, con il nome “Romeo Blue”. Non chiedetemi perché. Probabilmente ha delle influenze Jazz.

Alla fine degli anni Ottanta, condivide casa con Lisa Bonet, un’attrice che ha fatto parte del cast dei Robinson.

Ricordo che in una scena delle Gilmore Girls, mamma e figlia parlavano male di Lenny dicendo che per fare successo ha sposato o frequentato donne famose.

Questo può anche essere vero, (ha divorziato dalla Bonet, per poi mettersi con Madonna) ma ritengo che sia un’artista talentuoso, non il primo stupido che passa per la strada.

Lenny Kravitz in uno dei suoi momenti di figaggine per le strade di New York o Las Vegas, chi lo sa.

Una cosa che ho sempre invidiato di Lenny, oltre la voce, è lo stile.

Io sogno di poter andare in giro vestita come se mi avessero appena assalita gli Unni e risultare lo stesso magnifica.

Lenny paparazzato mentre va al supermercato di fiducia.

Va bene, ma torniamo con i piedi per terra.

Lenny ha sfornato davvero tantissimi successi.

Io qui vi propongo un brano che c’entra poco con quello a cui siamo abituati di solito ad ascoltare dell’artista.

Così mettiamo un po’ a tacere quelli che dicono che è diventato famoso grazie alle donne di successo.

Laura Arbitraggio

Guida per Milano (e come sopravviverci).

Oggi pomeriggio, ho abbandonato la mia provincia milanese per dirigermi in centro.

Ho fatto un giro per i negozi, perché come sapete, almeno qui a Milano, sabato inizieranno i saldi.

Prima di uscire, ho visto un servizio al telegiornale regionale che spiegava come in alcuni negozi i saldi fossero già iniziati ma che non fossero ufficiali.

Incuriosita, mi sono spinta in centro, ma non ho trovato alcun saldo. In compenso, mi sono innamorata di un giaccone firmato Mango che ovviamente non potevo permettermi e mi è balenata in mente una constatazione che mi ha dato l’ispirazione per scrivere il seguente post: Milano è una città cara?

Dunque, se siete degli studenti squattrinati o fate un lavoro da 1000 euro, sì. E non perché Milano sia invivibile, bensì perché Milano è una metropoli, e come tutte le metropoli che si rispettino, ha tanto da offrire.

Quando vivete in una metropoli e siete giovani, è impossibile andare in giro senza spendere soldi, anche perché ovunque vi giriate ci sono locali, discoteche, negozi, figa, come si dice qui, e da qui parte il mio discorso.

Conosco persone che ogni sera devono provare un locale diverso e se tutto va bene, sono 10 euro che partono.

Altra cosa importante qui a Milano, è la forma fisica, dunque è necessario iscriversi in palestra. Grazie al cielo, ormai si trovano abbonamenti che per 200 euro, ti fanno accedere tutti i giorni per un anno.

Se non viaggi, a Milano, non sei nessuno, quindi è molto importante per un milanese fare un viaggio qualche volta. Quindi preparate a mettere una parte dei vostri soldi nel cassetto, per un viaggio in qualche posto che poi racconterete durante uno dei vostri aperitivi.

Ovviamente, esiste anche la Milano dei non-milanesi o di quelli che semplicemente si sono rotti le scatole di questa vita, e che magari vi racconterò in qualche post più avanti (e che sicuramente è più carina e interessante).

Laura Arbitraggio

90's Baby.

PARTE 1

In questo periodo, sarà per una commistione di cose come guardare Sex And The City, ascoltare il Pop degli anni ’90 e pensare a cosa farò per Capodanno, beh, mi è salita su un po’ di nostalgia.

Sono classe ’92 e i ricordi più vividi che ho, iniziano dalle scuole medie, con gli Outkast.

Ok, forse era un po’ inappropriato per una bambina di 12-13 anni ascoltare un duo afroamericano che cantava: “Baby, voglio solo che tu entri nella mia Cadillac e non voglio incontrare tua madre”, ma a me faceva impazzire.

Ricordo come fosse ieri che dopo gli Outkast, ho iniziato ad ascoltare Snoop Dogg, Biggie.

Ricordo che all’epoca, erano più o meno gli anni ’00 e Internet funzionava a malapena, mi ero appena iscritta, su suggerimento di un’amica, ad un sito, Balletto, dove si parlava solo di Danza Classica.

Andava un sacco di moda Britney Spears, anzi Britney era un’icona e tutte volevano vestirsi come lei.

A me invece piaceva lo stile Hip Hop, ma mia madre mi proibiva di indossare cose simili, quindi lo sognavo e intanto guardavo Step Up e Un Paso Adelante.

Iniziavano ad andare di moda i programmi di Maria De Filippi casarecci e tipicamente italiani, tipo Amici, che a me faceva vomitare.

Ho fatto un paio di anni della mia vita sopportando compagni di classe e amiche parlare di chi fosse il più figo o di quel passo di danza lì.

Intanto io guardavo i film di Martin Scorsese, ricordo ancora di come mi innamorai di The Departed che vinse l’Oscar nel 2006 e di come iniziai a leggere Kerouac e il suo On The Road su consiglio della mia Prof. di Inglese.

Poi, iniziata l’Università, puf, ho un po’ il vuoto.

Ricordo solo di come siano subentrati gli anni ’00 e The Kills, per esempio.

Il Teatro Degli Orrori, I Cani e la musica Indie, che io forse sotto sotto ho sempre un po’ odiato, o forse non ne ho mai capito il senso.

Di come abbia iniziato a seguire quasi fosse un Guru Matteo Zanobini, produttore Indie.

Di come mi fossi aperta 5 o 6 blog con nomi diversi, sempre però su stile Americano. Di come sognassi di andare un giorno a New York e di quando mio cugino mi portò una maglietta con su scritto I ❤ NY e io la indossassi in ogni occasione, ma non proprio in tutte, perché abitavo pur sempre in un paese di provincia e non volevo fare la strana.

Di come, a 16 anni, volessi mollare la scuola per andare a studiare Sceneggiatura. Ricordo ancora i pianti disperati e di come annegassi il tutto guardando OC e di come mi rispecchiassi un po’ in Seth Cohen.

Continua.

Laura Arbitraggio

Compilation Natale 2019.

Mentre tornavo a casa, mi sono imbattuta in una vecchia canzone dei Subways, una rock band inglese con data di attività 2003.

La canzone più conosciuta è Rock & Roll Queen. Ora non ricordo perché, probabilmente era presente in qualche pubblicità o serie tv dell’epoca.

Mentre tornavo a casa, e mi godevo la voce di Billy Lunn (e ragazzi, per tutti quelli che dicono “Che schifo mischiare vari generi musicali” in una storia Billy ha postato una foto mentre ascolava Dr. Dre e ho detto tutto), ho pensato a quali potessero essere LE canzoni per questo NATALE 2019:

La prima è proprio lei:

  • Rock & Roll Queen.

A me questo sound anni 2000 e post-grunge, garage, fa ancora impazzire.

Direi di piazzarci anche:

  • Blue Orchid dei White Stripes.

Questa va messa a tutto volume quando raggiungete per il pranzo di Natale casa di vostra nonna, che se è sorda come la mia, non si accorgerà di nulla!

E perché non condire con:

  • One Way Ticket to Hell dei Darkness.

Per quando andrete a trovare i parenti che per i motivi più disparati vi diranno che la vostra vita non va bene ma Justin Hawkins ve la addolcirà.

In ufficio, ho poi per caso scoperto su Spotify questo Dj/Producer che si chiama:

  • Endego e la sua Jingle Bell Remix.

Questa è nel caso abbiate dei nipoti, cugini che vi rompono le balle. Vi consiglio di riunirli in una stanza e mettere questa ad alto volume, anche in loop tutta la sera, se serve.

Non so come li ritroverete alla fine della serata, ma tanto vale provare.

Jingle Bell a tutti!

Laura Arbitraggio

Il male del nuovo millenio (e relativa Guida per saperlo gestire).

Ragazzi, partiamo dal dire che io non sono nessuno nello scrivere il post che segue, però sono una ragazza che osserva molto il mondo circostante.

Vi avevo già raccontato che un paio di settimane fa, avevo visto il documentario su Chiara Ferragni e che il mondo della tecnologia veniva descritto in maniera grandiosa. Che per carità, ci sta se quello è il tuo unico mezzo per affermarti.

Però, quanto è giusto? Intendo, qual è la malattia del nuovo secolo?

Io inizio a seguire la Ferragni perché si ritiene, e forse lo è, la top influencer nel mondo. Posta ogni 3 per 2 storie e post sulla sua vita favolosa, che per carità, sicuramente lo è. Ma mi interessa davvero? Qual è il reale effetto che un personaggio simile fa su di noi?

Ora, prendo lei per esempio, perché ci avevo scritto su un post, ma il mondo è pieno di influencers!

Quando vedo post e storie ogni tre per due, la mia mente inizia a sentirsi infastidita, e mi domando come non possa esserlo quella della Ferragni o di qualsiasi altro influencer di questo mondo.

La risposta è che è narcisista.

I narcisisti sono quelli che qualsiasi mezzo hanno a disposizione, che sia la tv, social, la strada, devono mettersi in esibizione e ritenersi i migliori. Fondamentalmente, cercano l’approvazione altrui.

Badate, io non ho nulla contro gli influencer o la Ferragni, ma ho qualcosa contro il continuo narcisismo che dilaga nei social.

Se tu sei fantastica nel tuo lavoro, continuare ad esibirlo, cosa ti porta? Migliaia di influencers? Ok, e dopo che hai ottenuto tutta questa attenzione, qual è lo scopo? Non lo raggiungi raccontandolo anche solo a me o ad altri due?

Cosa ho fatto io per venirne fuori?

Innanzitutto, ho smesso di seguire quelli famosi perché io non sono famosa, e della vita di Kim Kardashian sullo yatch me ne frega poco, perché me ne fosse fregato qualcosa, sullo yatch c’ero io senza aver bisogno di seguire lei.

E’ carino sapere che Belen oggi è andata dall’estetista alle 11 e che alle 17 ha posato per Vogue Magazine, ma io che c’entro con lei e la sua vita?

Una volta, i famosi erano famosi e restavano tali, tu non sapevi un cazzo della loro vita e loro ricevevano meno insulti, oggi tutto è a portata di tutti, e non credo sia così necessario.

Ho iniziato a seguire persone normali come me, che postano molto, molto poco, perché hanno una vita normale, e non favolosa.

Sto meglio? Sì. Sento di non dover necessariamente imitare gli altri o la vita degli influencer per essere qualcuno.

Ragazzi, provate a essere un fottutissimo cazzo di nessuno su questo pianeta e ditemi se ci riuscite. Provatelo più volte al giorno, magari all’inizio 5 o 6 minuti, e man mano aumentate.

Poi riscrivetemi qui.

Laura Arbitraggio

Sex and The City.

La relazione più importante, difficile ed emozionante, è quella che si ha con sé stessi.

Esistono Serie TV che sono dei veri e propri Cult, e molti di noi neppure lo sanno. Fino a quando ti ritrovi con amici o conoscenti che ti parlano di quel titolo o di quel protagonista lì, e tu scendi dal pero attirando sguardi come se fossi appena giunto dalla giungla.

Sex and The City è una di quelle serie. Ho iniziato a vederla su suggerimento di un’amica e me ne sono innamorata.

La prima volta che venne trasmesso in Italia, io ero solo una bambina. Ho vaghi ricordi di mia madre che lo guardava e di queste quattro zabette, così le vedevo all’epoca, un po’ svampite, che parlavano di sesso come fosse shopping.

Crescendo, grazie al Cielo, ho cambiato idea. Per quanto sia frivolo, Sex and The City tocca profondamente il divario uomo-donna, non solo nel sesso, ma anche nella società.

Ci sono rimasta un po’ male, leggendo un’intervista fatta a Cynthia Nixon (ovvero Miranda) e che risale al 30 Aprile 2019, in cui afferma che nonostante gli intenti femministi e di emancipazione delle donne, la serie è un cliché che narra di quattro donne bianche benestanti che passano di letto in letto con i magnati della società.

Adesso che sono appena arrivata alla seconda stagione, ogni tanto mi vengono in mente le parole della Nixon, ed effettivamente ha ragione. Ma, se si guarda alla serie a largo spettro, resta comunque magica, perché è stata una di quelle pietre poste nel piccolo mucchio per rendere le donne un po’ più libere nei confronti del loro corpo e del sesso.

Uno dei focus della serie è poi il personaggio di Mr. Big.

Che a me non piace.

Non so se rappresenti l’ideale dell’uomo a cui tutte aspirano, ma l’unica sensazione che mi suscita, è di prendere bene la mira e assestargli due ceffoni: lo trovo arrogante, maschilista, narcisista, pieno di sé e snob, uno che Carrie che dovrebbe essere una femminista, giornalista e con la testa che funziona, eviterebbe come la peste.

Invece Carrie si comporta come una bambina in un corpo di donna, ed è un po’ un controsenso.

Ha molto più carattere un personaggio come Steve: indipendente, che mette sullo stesso piano Miranda, educato, che sa esprimere le sue emozioni e sentimenti. Eppure uno così, è relegato sullo sfondo.

Laura Arbitraggio

Sorry.

Ci sono momenti, nella vita di ciascuno di noi, terribili. Veniamo feriti, presi in giro, usati, umiliati.

Stasera, stavo cercando l’artista più adatto ad una descrizione simile, ho pensato a tutti i documentari che ho visto e biografie che ho letto, tutti, nessuno escluso, è stato più o meno umiliato nel corso della propria vita.

Beyoncé

La prima che mi viene in mente, è Beyoncé Knowles. Quando lessi che il marito, Jay-Z l’aveva tradita svariate volte, mi sono prima interrogata sulla sua sanità mentale, perché secondo me Beyoncé è perfetta, però poi ho capito che Beyoncé, come tutti noi, è umana, e si è presa la sua dose di corna e di sofferenza. Cosa ha fatto? Un album, Lemonade, che a me piace tantissimo in cui insulta Jay-Z.

E-P-I-C-O.

Selena Gomez

Selena, se ricordate, ha avuto una storica relazione con Justin Bieber abbastanza sofferta fino a quando lui si è sposato con Hailey Baldwin nel 2018. Selena è stata ricoverata in ospedale alla notizia, che sicuramente non deve essere stata facile da digerire, ma ora sta meglio, molto meglio, e tutti aspettiamo con ansia il suo prossimo ragazzo che spero sia più bello, alto, intelligente di Justin.

Ariana Grande

Ariana Grande è fortunata per quanto riguarda la carriera, ma ha avuto la sua dose di sofferenza per quanto riguarda la vita privata. Ha avuto una storia di due anni con Mac Miller. Quando lo ha lasciato e ha iniziato una storia con Pete Davidson, Mac ne ha sofferto al punto da togliersi la vita. Per Ariana è iniziato un periodo orrendo. Ora sembra stare meglio e così tutti noi le auguriamo.

Laura

Chiara Ferragni.

A differenza delle mie due sorelle che avevano molti amici, io non mi trovavo con i coetanei, non mi bastava Cremona, aspiravo a diventare qualcuno, a una carriera più internazionale.

Chiara Ferragni

Oggi, scriverò un post un po’ diverso dal solito.

Chiara Ferragni, che io sappia, non è una cantante, né una musicista, ma c’è qualcosa in lei di molto pop, in stile Madonna, che mi porta a scriverci qualcosa.

L’altra sera ho visto Unposted, il documentario autoprodotto che racconta di come Chiara sia diventata Chiara.

Avevo letto le recensioni che erano perlopiù negative, come la maggior parte delle cose che mi interessano, e quindi non sapevo cosa aspettarmi, ma volevo dargli una possibilità.

Mi ha sorpreso e mi è piaciuto molto. Inoltre, offre una serie di spunti interessanti per chi vuole intraprendere una carriera nel digitale come ha fatto lei.

Ma il documentario non parla solo di Chiara come imprenditrice, ma anche di Chiara come persona.

Ci sono due scissioni in lei: la Chiara business-woman, seria e super professionale, e la Chiara come persona, genuina, nonostante alcuni tocchi glam e pavoneggianti.

Non so cosa aspettarmi da un personaggio del genere, perché lei di sicuro ha appena cominciato.

Oltre a TBS (n.b. The Blonde Salad) fonderà qualcos’altro?

Laura

Ariana Grande.

Non hai mai visto una principessa trasformarsi in una bastarda?
Ariana Grande

Stasera ero alla ricerca di ispirazione, quando mi sono imbattuta in vari articoli (per di più vecchissimi) su un dibattito sorto nei confronti di Fabio Volo che avrebbe detto delle cose poco carine su Ariana Grande.

Io, come sempre, scopro le cose in ritardo. Infatti questo è un polverone alzatosi a Settembre, e io ne parlo a Dicembre, ma spero di parlarne meglio degli altri, altrimenti non avrebbe senso la sua lettura.

A me, Ariana Grande, piace. Probabilmente è un po’ infantile, del resto ha 26 anni e nei suoi video si atteggia a mo’ di 15 anni, ma anche io a volte sono un po’ così, e non credo che una persona debba essere giudicata in base al lato caratteriale o alla personalità.

Il dibattito comunque non si è alzato su ciò, ma sul fatto che nel video 7 Rings, secondo Fabio, Ariana si atteggi a poco di buono.

Ho letto un sacco di articoli, anche qui su WordPress, intrisi di moralismo, e secondo me si è persa di vista la questione.

Io seguo da molto il mercato discografico pop americano, e queste cose esistono da quando è nata Britney Spears (o forse prima), quindi non ho davvero capito quale sia il problema.

Mi chiedo poi, se Fabio conosca Nicki Minaj o Iggy Azalea, e cosa abbia da dire in merito (vabbè, un po’ me lo immagino, ahaha).

Si è calcato il fatto che le ragazzine vedano Ariana e dunque la imitino, quindi la questione è questa, ma anche io da piccola vedevo le veline ballare a Striscia e credo di avere ancora intatte le mie capacità mentali e fisiche. Quindi davvero, aiutatemi a capire, perché non arrivo al punto.

Comunque, se dovessi scegliere se andare a cena con Fabio Volo o Nicki Minaj, sceglierei Nicki Minaj perché molto probabilmente mi diverterei di più.

Risultato immagini per nicki minaj gif"

Laura

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