Come capire se quello che faccio non mi soddisfa?

Blue Monday: 5 consigli per affrontare il giorno più triste dell ...

Buongiorno a tutti!

Qualche giorno fa, mi è stata fatta questa domanda:

E’ bello quello che racconti, ma come faccio a capire quando qualcosa che faccio non mi soddisfa?

Vi racconterò una storia.

Ho un’amica bellissima, lavora, non guadagna neppure poco, è spiritosa, divertente, però in confidenza mi ha più volte raccontato che non si sente felice.

Purtroppo, l’infelicità, è un’emozione che colpisce tutti. Anche persone che non avremmo mai pensato!

Non c’è una ricetta, e come spesso dico, io non sono un’esperta, però sicuramente capisco che ci sono degli “alert” passatemi il termine digital, che ci fanno intuire che non siamo felici.

Ecco, quindi, qui, qualche keys!

  1. Sarò forse banale, ma secondo me la vita deve essere bella. La vita è spesso costellata di momenti brutti, forse anche più di uno, ma quando avete spesso la sensazione di non sentire la terra sotto i piedi, vi sentite stanchi, demotivati, probabilmente, è segno che non siete poi così felici.
  2. Non vi sentite sicuri di voi stessi. Questa è una cosa che spesso ripeterò. E’ importante che vi sentiate sicuri di voi. Non per narcisismo o egocentrismo, ma perché se non vi sentite sicuri di voi, tutte le volte che vi si presenterà una sfida non vi sentirete mai pronti.
  3. Non rimuginare né procrastinare. E’ giusto prendersi del tempo per pensare a come muoversi. Lo facciamo tutti, e sarebbe sciocco buttarsi in ogni impresa senza prima aver riflettuto fino in fondo. Non va però nemmeno bene non affrontare mai le situazioni o gli eventi per paura di provare o che vada a finire male.
  4. Fatevi seguire. Un tutor o un coach che possa darvi una mano, la lettura del mio blog o anche scrivermi una e-mail se avete bisogno di un consiglio, può aiutare a sbloccarvi e a chiarirvi le idee.
  5. Non abbiate fretta. Come in tutto, anche la crescita personale, richiede spesso parecchio tempo! 🙂

Laura Arbitraggio

Come faccio a seguire i miei obiettivi? (Parte numero 3)

Follow Your Dreams - If You Can Dream It You Can Achieve It ...
E no, non è il nome dell’ennesima Band da me recensita, ahah.

Se siete arrivati a leggere questa terza parte, significa che siete davvero determinati a conseguire quel titolo oppure a realizzare quel progetto.

Bene! La determinazione è sempre un’ottima caratteristica degli imprenditori di sé stessi.

Avete in mente di aprire un negozio tutto vostro, di diventare cantanti di una rock band o semplicemente di fare quello che fa Alessandro Borghese o Cannavacciulo.

Ricordatevi sempre che loro non sono lì a caso, ma ci sono arrivati, volente o nolente, anche a seguito di sacrifici che non verranno mai a raccontarvi.

Una volta che nella vostra testa si è formata l’idea del vostro negozio, band o piatto da degustare, dovete lavorare sulle caratteristiche degli stessi.

Il vostro negozio vende articoli sportivi o di abbigliamento? Abbigliamento femminile o maschile? Di lusso o standard? La rock band, da quanti elementi è composta? Che genere di rock? No, perché ce ne sono parecchi. Quanti elementi femminili prevede? Insomma, se non avete chiaro l’obiettivo, non intraprendetelo proprio.

Una volta che avete lavorato sulle caratteristiche, dovete lavorare sul portarlo a compimento.

Vi servono i soldi, il che significa che dovrete iniziare a spendere soldi SOLO per le cose importanti, ed è quello che spesso faccio anche io! Ho tanti amici che mi dicono, vorrei aprire una palestra oppure il mio bar, ma poi poco motivati o portati al sacrificio, li spendono in stupidaggini, quindi: al bando tutto ciò che è irrisorio. All’inizio può sembrare difficile, ma mano a mano, troverete anche una certa soddisfazione nel risparmiare perché capirete quali sono davvero le cose importanti della vita.

Laura Arbitraggio

Come faccio a seguire i miei obiettivi? (Parte numero 2)

Decide to Follow your Dreams no matter what comes your way ...

Qualcuno mi ha chiesto dopo l’ultimo articolo su Come faccio a raggiungere i miei obiettivi?, di dare un continuo, perché, come sappiamo, spesso non è semplice.

Posso darvi, come sempre, qualche nuova key!

Non essere rigidi. Ne parlo per esperienza personale. Anche io, come molti di voi che mi leggono, sono una persona schematica. Questo da un lato è un bene, chi è così, sa ragionare per obiettivi.

Nello stesso tempo però, ragionare così porta anche ad essere rigidi come le querce, e questo non è sempre un bene. Se non riuscite ad inserire un po’ di flessibilità nelle cose che fate, quando vi si presenterà un imprevisto oppure quando vorrete fare qualcosa di diverso , semplicemente non saprete come si fa. Abituatevi ogni tanto ad allentare la presa. E’ difficile, lo so, ma bisogna praticare.

Obiettivo chiaro. Se siete come me, avrete spesso mille idee da mettere in pratica. A volte, purtroppo, è difficile. Spesso manca la motivazione, il supporto, i soldi. Ma questo non deve impedirvi di sognare. Se però non avete un obiettivo chiaro, tutto questo sarà molto difficile. Chiedetevi spesso, cosa voglio fare? Avete un modello di persona da seguire?

Laura Arbitraggio

Come gestire i commenti (poco carini) sui social?

I social sono una trappola: da un lato ci fanno sentire importanti, dall’altro però , questo mettersi in mostra, a volte porta persone, totalmente a caso, a scriverci commenti o insulti.

Come gestire la cosa?

Io non mi ritengo una professionista del settore, però, per esperienza personale e soprattutto per indole, come avrete ormai capito, super riflessiva, sono portata ad analizzare ogni piccola cosa e a darvi la mia opinione anche perché mi piace “aiutare” chi come me si trova in difficoltà in certe situazioni.

Posso dirvi che a me è successo spesso, mai nulla di ingestibile, ma dalla fidanzata psicopatica che controlla il profilo di facebook del ragazzo e ti aggiunge o ti minaccia a caso, al tizio provolone che ti stalkera, insomma, negli anni ne ho viste di tutti i colori.

Da un lato, per la mia già ribadita, indole super riflessiva, resto quasi affascinata da certi elementi disturbati. Ma razionalmente capisco che non è necessario dover rispondere a certe persone.

Perché?

Rendo necessario scrivere quello che sto per scrivere perché da amici o persone che conosco ho sentito dire di non essere la sola e che la cosa dunque si verifica con ricorrenza, forse più del necessario.

Pensatela così, molte persone hanno problemi e i social sono un canale, dato che si è coperti da uno schermo, in cui riversare la cosa o dove la vera natura di certi elementi prende il sopravvento.

Dunque, cosa fare?

Comportatevi sempre con naturalezza. Il parere, insulto, commento di chiunque sia, non deve toccarvi. Ritengo che siamo sulla Terra per una motivazione e ne avete tutto il diritto, nessuno puoi dirvi cosa / come comportarvi, questo deve essere ben chiaro.

Ci tengo a sottolineare questa cosa nuovamente, sono stufa di persone, anche adolescenti, che si rovinano la vita per commenti di gente molto probabilmente disturbata, imparate ad amarvi e a credere in voi stessi.

Il punto, infatti, è proprio questo: senza la sicurezza necessaria, chiunque vi metterà ko, e chiedetevelo, la vostra vita merita, non solo l’attenzione, ma ancora prima, il solo pensiero di prendere in esame, il commento/insulto di chicchessia?

No, ovvio.

Vi racconterò di una mia amica che mi dice sempre che ha addirittura la chat di Facebook o Instagram intasata perché neppure li legge i messaggi, dunque fate voi.

E’ carino e cortese rispondere e dare attenzione, ma chiedetevi sempre, soprattutto quando vi sentite infastiditi, umiliati, e in particolare, da persone che neppure conoscete, quanto abbia senso dare colore o spessore a persone che neppure conoscete, ne va della vostra salute mentale.

La vostra anima non va toccata da tutti.

Laura Arbitraggio

Perché circondarsi di (o essere) artisti?

La vita, fondamentalmente, è noiosa.

L’essere umano lavora una vita intera per crearsi delle sicurezze, il lavoro, lo stipendio o quant’altro, e non appena raggiunte, inizia, inesorabilmente ad annoiarsi. Perché? E soprattutto, cosa si può fare?

Diciamo che la vita, di per sé, e ne parlo anche a titolo personale, è spesso triste. In realtà, i momenti felici sono minori di quelli brutti. Alzi la mano, chi in una giornata è felice h24?

Dunque è necessario preservare i piccoli attimi di pace e di gioia, e quale modo migliore per farlo circondandosi di persone allegre, felici, estrose e creative?

Ecco, allora, due importanti keys per voi!

Circondarsi di persone allegre. Beh, innanzitutto, le persone allegre hanno quelle vibrazioni positive capaci di farvi vedere tutto con gli occhiali rosa dell’amore. Hanno la capacità di trascinarvi nel loro brio e nella loro positività, e visti gli ultimi tempi, non è cosa da poco.

Circondarsi di artisti. Che se ne rendano conto o meno, gli artisti hanno una visione differente della vita, che non è cosa da poco, perché ciò vi consente di ampliare le vostre prospettive. Gli artisti, poi, hanno la capacità di avere sempre idee, si spera brillanti, in mente, il che vi aiuta a mantenervi sempre attivi e a non annoiarvi mai.

Laura Arbitraggio

Come faccio a raggiungere i miei obiettivi?

Psicologi del benessere Sogni e incubi. Che funzione e che ...

Partiamo dal dire che tutti noi abbiamo Sogni.

Tutti, poi, abbiamo il diritto di Inseguirli.

Ma cosa fare quando non ci riusciamo? Come facciamo a raggiungere i nostri obiettivi quando tutto l’universo rema contro di noi?

Io, in questo periodo, me lo sono chiesta spesso.

La quarantena ci ha messo alla prova, io mi sono spesso valutata e rivalutata, conoscenze, amicizie, tutto è stato messo alla prova.

Mi sono spesso chiesta se molte delle cose che ritenevo importanti, andassero ancora coltivate oppure no, se quel viaggio, che avevo in programma avesse, ora, la stessa importanza, eccetera.

Cosa possiamo fare in queste occasioni?

Ecco qui tre punti a cui ho pensato per voi ❤:

  1. Consapevolezza. Beh, per prima cosa, è importante avere un obiettivo, una passione da coltivare. Ragazzi, se da un giorno all’altro vi ritrovaste completamente da soli su di un’isola deserta, come vi sentireste? L’essere umano nasce per uno Scopo. Bisogna essere consapevoli. Guardo a volte con tristezza, lo ammetto, persone che passano la loro intera vita come se fosse una routine. Qual è stato lo scopo della loro vita? Chiedetevelo spesso.
  2. Essere persone splendenti. Con “splendenti” intendo essere persone di buon cuore, utili, che fanno del bene, per poter lasciare qualcosa di buono a chi verrà dopo di voi. Il computer con il quale sono in grado di scrivervi, la luce che illumina la mia stanza, gli occhiali attraverso cui vedo ogni singola parola che pigio sulla mia tastiera, tutto questo non sarebbe stato possibile se qualcuno, prima di me, non lo avesse realizzato e avesse apportato il suo contributo all’Umanità.
  3. Non credete ai Millantatori. Con Millantatori intendo quelle persone con la puzza sotto il naso, che a pelle non ve la contano giusta. Potrà sembrarvi una rarità, ma le persone belle emanano buone vibrazioni e calore in maniera immediata.

Laura Arbitraggio

Cosa fare quando perdi l’ispirazione?

Innanzitutto, se siete finiti qui, significa che siete persone creative e dunque, benvenuti nel club!

Potevate scegliere di fare i direttori di banca, i contabili o i consulenti, invece avete optato per un lavoro creativo che dà più grattacapi che ricompense, ma forse ad un certo punto ve ne siete fatti una ragione.

Nel corso del tempo, ho capito che non bisogna farsene una colpa, perché solitamente si tratta di fasi e in ogni caso, scrivere, dipingere, comporre musica non è qualcosa di facile e immediato.

Possono però esserci delle keys che possono aiutare a sbloccarsi, e no, non parlo di droghe, ahah.

  1. La prima key è avere un obiettivo e un focus. Si pensa che le persone creative debbano cogliere l’ispirazione, io invece ho capito che se non ho un obiettivo chiaro, non riesco a scrivere niente, quindi prima key: abbiate un obiettivo.
  2. Dovete essere mentalmente stabili: sempre per ritornare al primo punto, non potete dare il massimo con la vostra musica, con il vostro libro, la vostra opera se non siete mentalmente tranquilli, e no, fumare, assumere droghe, scrivere quando si è arrabbiati, può aiutare in un momento particolarmente critico, ma se non volete entrare a far parte del club dei 27, cioè degli artisti morti alla giovane età di 27 anni, aspettate di essere lucidi ed emotivamente tranquilli.
  3. Divertitevi: sì, magari scrivete, componete musica per lavoro, ma ricordatevi sempre che dovete anche divertirvi e provare piacere in ciò che fate, altrimenti tutto diverrà meccanico e i vostri lettori e fans, se ne accorgeranno.

Laura Arbitraggio

I social sono la nuova forma d’arte?

Uno scrittore, decisamente in paranoia.

Torno a scrivere dopo all’incirca un mese.

Diciamo che la Quarantena non aiuta in fatto di ispirazione.

Eppure, penso che saperla prendere, può portare a qualcosa.

Stasera, è arrivato il lampo di genio.

Vi parlerò come parlo ai miei amici più cari.

In questo periodo, come un po’ tutti, ho avuto modo di sperimentare i social e di capire, per l’ennesima volta, quanto non ne sia portata.

I social sono un mezzo potente, che se ben usati possono portare anche a guadagnarci qualcosa.

Eppure, siamo tutti capaci di usarli nella maniera giusta?

Io, ad esempio, sono abbastanza antisociale, quindi alterno periodi in cui tento, male, di usarli, ad altri in cui mi isolo dal mondo perché capisco che non sono la forma migliore con la quale esprimermi.

Effettivamente, ieri sono giunta alla conclusione che ci sono mille modi per esprimersi:

la danza, l’arte, la scrittura.

Non dobbiamo tutti necessariamente metterci davanti a uno schermo e farci notare come scimmie allo zoo.

Vi do questo spunto di riflessione.

Raccontiamoci, le altre forme di ispirazione che vi piacciono/vengono in mente e soprattutto che comportano il non usare i social, e che vi appagano tantissimo.

Aspetto tutti i vostri commenti belli e brutti qua sotto.

Vi voglio bene,

Laura

Giuseppe Conte.

Ho potuto verificare con mano che nel DNA di questi giovani c’è la cultura.
Giuseppe Conte

Questo sarà un post un po’ diverso dal solito, ma non per questo meno interessante e divertente.

In questi giorni, per ovvie ragioni, si parla tanto del nostro Presidente del Consiglio.

Ma chi è, qualcuno potrebbe domandarsi?

Giuseppe Conte, classe 1964. Eletto Grande Capo Supremo il 1° giugno 2018.

Il nostro Presidente è nato in un paesino nella provincia di Foggia da padre segretario comunale e mamma insegnante elementare, entrambi pugliesi.

Nel 1988, decide di andare a Roma e lascia il segno laureandosi con lode in Giurisprudenza.

Volturara Appula (Foggia), il paese del premier Giuseppe Conte
La foto più vicina ad una seduta di laurea che si trova sull’Internet del giovane Giuseppe.

La sua attuale compagna si chiama Olivia Paladino, classe 1980, all’incirca.

Olivia con il suo presunto Maggiordomo.

Non ho altre cose importanti da dover aggiungere, al di là del fatto che sta svolgendo il suo lavoro, per molti bene, per altri meno. Ma chi non è mai stato lodato/criticato?

Laura Arbitraggio

La tua famiglia è un Team?

In questi giorni, mi ha colpito leggere un articolo di giornale inerente al fatto che il Coronavirus, e dunque il fatto di ritrovarsi a stretto contatto con la propria moglie/marito, ha causato un boom di divorzi.

Mi ha colpito perché mi sono chiesta: “Davvero bastano due settimane per far scoppiare una coppia?”.

Beh, se non è solida, sì.

Mi sono poi chiesta, passando la Quarantena a casa con i miei genitori, e avendo parlato con dei miei amici che stanno vivendo un po’ male la situazione, se la quotidianità che avevamo prima, quindi il fatto di andare al lavoro, uscire la sera, ci allontanasse dai reali problemi che avevamo/abbiamo con i nostri genitori/partner.

Il fatto è questo: come spesso ripete mio padre, questa è una situazione di emergenza. Puoi andare al lavoro (ma solo se è necessaria la tua presenza fisica), dal medico (ma solo se hai qualcosa di grave come un infarto o simili), puoi andare a fare la spesa (e qui apro mille parentesi perché c’è gente che va a fare la spesa tutti i giorni e non per stretta necessità).

Il fatto è che non si è capito che si tratta di un’emergenza. Sento ancora dire: “Tanto la mortalità è negli anziani, i giovani sì, lo prendono, ma la mortalità è bassa”.

Io credo che se abbiamo ancora occasione di andare a fare la spesa, per alcuni tutti i giorni, è proprio per il grosso lavoro di contenimento che stanno portando avanti i medici, silenziosamente.

In ogni caso, sapete che io mi curo sempre poco di questioni di morale, quello che in realtà mi ha colpito è stato chiedermi: “Saresti capace di restare in casa chiusa fino al 3 di Aprile senza neppure andare a fare la spesa con i tuoi genitori?”. Naturalmente, sono impallidita.

Probabilmente, allenare la capacità di resistenza/accettazione potrebbe trasformarci in persone migliori.

Laura Arbitraggio

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